giovedì 24 maggio 2012

Spingere indietro il deserto


“Noi viviamo di questa possibilità: sfuggire alle funzioni.” (Trattato del Ribelle, 1951)
Il nihilismo non è una scelta individuale: è piuttosto una condizione che, in determinate circostanze storiche, riguarda tutti. Non è diverso da una stagione piovosa, o da una lunga eclissi - come queste, presenta caratteri ciclici.
L’uomo differenziato, che si trovi a vivere in un’èra pervasa dal nihilismo senza esserne del tutto partecipe, sperimenta un senso di dubbio, o più esattamente di perplessità, simile a quella confessata dalla Bestia sul suo letto di morte - eppure, questi era il più perfetto dei nihilisti. Egli constata la mancanza di fede e l’oscuramento della speranza, che sembrano definitivi, ma quando ascolta gli argomenti che vengono portati a favore di siffatte tesi, non li trova diversi da quelli mille volte adoperati dagli scettici di epoche passate, che gli sono noti attraverso i libri.

lunedì 16 aprile 2012

Lo stato totale


“Ecco il segreto dell’autentico linguaggio del comando: esso non fa promesse, ma avanza pretese.” (L’Operaio, 1932)


Lo stato è il più importante e duraturo costrutto di una razza. Da Platone e Confucio fino a Hegel, il pensiero ha visto nel disegno dello stato il compito supremo degli uomini: in esso trovano la sua incarnazione l’aspirazione all’ordine, la volontà di creare una lingua delle forme e di imporla alla natura, e infine il terrore che gli uomini provano nei confronti delle forze caotiche nascoste sotto la superficie della civiltà e della morale. Lo stato è in verità la torre di Babele, l’opera alla quale un popolo sacrifica le proprie energie più intatte, e attraverso la quale spera di essere ricordato, beffando la morte.

mercoledì 7 marzo 2012

A proposito di crudeltà e bellezza


“Profondo è l’odio che l’animo volgare nutre contro la bellezza.” (Sulle scogliere di marmo, 1939)


Vi sono immagini nelle quali il rapporto tra funzione e forma acquista particolare evidenza: la vita si manifesta in esse, la pienezza dell’essere che si sviluppa da sé, rispondendo a logiche interne. Le piccole creste che scandiscono l’interno del guscio di una lumaca, alludendo alla crescita graduale di questa formazione e come stabilendo successive frontiere - che ricaccino indietro i pericoli del mondo esterno finché la creatura non sia capace di affrontarli - esprimono, con il loro lucore perlaceo, come una sovrabbondanza: insoddisfatta dell’aderenza del suo costrutto alla funzione, la vita cerca sempre di infondervi un’armonia superiore.

mercoledì 25 gennaio 2012

La tigre di carta


“Non c’è nulla di più vecchio del giornale vecchio di un giorno.” (Le api di vetro, 1957)


La stampa fu, insieme ai parlamenti e alle costituzioni, un pilastro del mondo borghese del XIX Secolo. Il cittadino di uno stato liberale si distingueva da un suddito dell’ancien régime, oltre che per il diritto di voto e la garanzia di certe libertà contro gli abusi dei tiranni, anche in ragione della sua abitudine di leggere una o più gazzette. Né questo elemento era di minore importanza degli altri, a ben vedere: che se ne sarebbe fatto, il borghese parigino, del suo diritto di scegliere quale partito mandare al governo, se non avesse avuto modo di conoscere programmi e candidati dei diversi partiti? E lo strumento di questa conoscenza era rappresentato dai due o tre quotidiani ch’egli diligentemente acquistava e leggeva, al tavolo della colazione o al caffè.

mercoledì 4 gennaio 2012

I proscritti


“Tutte le sere, seduti su venticinque bombe a mano cariche, chiacchieravamo in tutta tranquillità.” (Nelle tempeste d’acciaio, 1920)


Per le città d’Europa noi andavamo come coloro che sono dispersi.


Non passò molto tempo tra la fine del mio apprendistato presso i Mauretani e il discioglimento dei vecchi Ordini, così che io, e con me tutta la mia classe, fummo tra quelli che ebbero la più diretta esperienza della rovina del vecchio mondo. Addestrati per entrare in un’élite, dovemmo scoprire come l’insegnamento ricevuto dai nostri venerati maestri non risultasse solo inutile, ma per molti versi dannoso nelle nuove condizioni in cui versava la patria.

sabato 3 dicembre 2011

L’anima dell’uomo sotto la Tecnica


“Ogni razionalismo sfocia nel meccanicismo, e ogni meccanicismo nella tortura, che è la sua logica conseguenza.” (L’Operaio, 1932)


L’Età della Tecnica fu un periodo storico singolare, assimilabile nel dominio fisico alle fasi di sublimazione, in cui la materia compie cambiamenti di stato repentini sotto l’influenza di brusche variazioni della temperatura, senza indugiare in forme intermedie né in manifestazioni esplosive. Gli eventi che mutarono la superficie del mondo in quegli anni ebbero l’identico carattere inaspettato, inavvertito e irreversibile.

mercoledì 16 novembre 2011

Nigromontanus parla dei lupi


“Con il loro ululato annunciavano il vecchio capobranco, che spuntò dietro le sue mute come il destino sul mare di fuoco.” (Visita a Godenholm, 1952)


A volte Nigromomtanus ci riuniva nella sala ottagonale alla base della torre. I lavori che avevano trasformato la vecchia rocca dei Mauretani in una moderna accademia non avevano toccato quell’ala dell’edificio, che conservava un aspetto severo, simile a quello dei castelli della Westfalia: le pareti erano nude, di pietra bionda, che rade torce illuminavano con bagliori vermigli prolungando le ombre nelle nicchie e negli angusti corridoi. Servitori silenziosi preparavano quelle luci quando uno dei maestri intendeva utilizzare le vecchie sale, e accendendole solo su certi percorsi evitavano a noi allievi di smarrirci.

martedì 25 ottobre 2011

La battaglia di Nubia


“Le aspirazioni dei popoli sottomessi si basano su principii riconosciuti e ricevuti in prestito.” (L’operaio, 1932)


Erano in pochi, nell’Età della Tecnica, ad aver conservato un senso della storia e della fatalità abbastanza profondo da apparire come un talento di vaticinio: uno di costoro era Nigromontanus. “L’opposto attira l’opposto”, diceva il mio vecchio maestro, “per questo dovete aspettarvi che questo mondo fluido, in perenne movimento, dominato dallo scetticismo e dall’ironia fallace riceva il colpo di grazia da un altro mondo secco, immutabile, che riponga la sua forza nella fede e nell’incrollabile convincimento di possedere la rivelazione. Un tale mondo non è di là da venire: esso non ha mai cessato di esistere, a poche miglia da qui.”

lunedì 10 ottobre 2011

Nello sconforto


“Figli, nipoti e pronipoti di uomini senza Dio, ai quali lo stesso dubbio è divenuto sospetto...” (L’operaio, 1932)


Vi sono periodi in cui la nostra disgrazia personale si accorda perfettamente con lo sfacelo del mondo: è allora che l’anima si apre a fosche rivelazioni, e i progetti contorti degli Dèi si chiariscono.


Ognuno, tranne gli esseri felici che vivono in un stato di perenne, torpido stupore, ha fatto una pur breve esperienza di un tale stato: questo conduce alla consapevolezza del proprio fato, la condizione di Macbeth - beffato da un incontro soprannaturale avente solo l’apparenza di una benedizione. Noi vivemmo in un’èra in cui i rovesci di fortuna erano repentini e totali, e spesso si presentavano su uno sfondo generale di inquietudine e di minaccia: come in tempo di guerra, la nostra vita era costituita da gioie precarie e pericoli perenni, così che un colpo ben assestato dalla sorte a uno solo dei nostri sostegni bastava a mandarci in rovina.

mercoledì 31 agosto 2011

L'oro di Ade


“L’uomo deve cercare il proprio sostentamento, e scavarlo con le dita, ma qualora se ne faccia sommergere, cade in preda al disordine.” (Il cuore avventuroso, 1929)


Il denaro è forse la più pura, tra le metafore della vita. Nelle epoche prive di pietà religiosa, di pudore e delle altre maschere nella cui creazione eccellono le civiltà raffinate, è possibile contemplare i titani della ricchezza in azione: allora si ha un’immagine fedele dei movimenti tellurici. Il denaro sta a questi movimenti come il sangue sta alla vita organica: ne è il mediatore, e allo stesso tempo il plasmatore.